Le emergenze
Ogni anno, le vite di centinaia di milioni di persone in tutto il mondo sono devastate da conflitti armati, disastri naturali, epidemie sanitarie...
Le emergenze sono spesso provocate da eventi improvvisi e inaspettati come terremoti, inondazioni, uragani e tsunami che oggi, anche a causa dei cambiamenti climatici, sono sempre più frequenti. Altre volte, invece, si sviluppano più lentamente e in modo prevedibile, anche se non sempre facilmente prevenibile: siccità, carestie, conflitti armati, sconvolgimenti sociali ed economici.
Esistono crisi che avvengono in zone circoscritte, altre che coinvolgono diversi paesi o un’intera regione. Guerre e disastri naturali possono causare poche o centinaia di migliaia di vittime, pochi o milioni di sfollati e rifugiati, per una breve durata o per intere generazioni. Alcune emergenze provocano perdite immediate e il rapido esodo delle popolazioni colpite; in altre, i ritardi nella risposta e l’immobilismo della comunità internazionale, tra le altre cause, possono portare nel tempo ad un numero impressionante di vittime.
I disastri naturali hanno colpito tutte le regioni del pianeta. Nel 2006, numerosi paesi in Africa, Asia e America Latina sono stati devastati da alluvioni e uragani, oppure colpiti da fenomeni di siccità che hanno creato insicurezza alimentare per gli abitanti e messo in ginocchio le economie locali.
Conflitti armati continuano a verificarsi in numerosi paesi, spesso nell’indifferenza della comunità internazionale. La maggior parte è oggi di natura interna e vede eserciti regolari contrapporsi a gruppi armati e milizie private. In paesi come l’Afghanistan, il Darfur e lo Sri Lanka, la popolazione civile è spesso bersaglio di abusi dei diritti umani e attacchi diretti, nonostante il diritto internazionale ne vieti esplicitamente il coinvolgimento nel conflitto. Sfollati e rifugiati continuano a vivere in situazioni di alto rischio, in paesi come la Colombia, la Repubblica Democratica del Congo, l’Iraq, la Somalia, il Sudan meridionale e l’Uganda.
Eppure le crisi umanitarie non sono un tunnel di cui non si intravede fine. Esistono crisi persistenti che sono oggi avviate ad una possibile risoluzione, come nel caso dei conflitti in Guinea, Nepal e Liberia. Programmi di risposta umanitaria sono serviti anche a restituire speranza alle popolazioni colpite dal terremoto in Pakistan, dallo Tsunami dell’Oceano Indiano o dai più recenti scontri in Libano.
