SEMPRE PIU’ CRITICA LA SITUAZIONE IN SOMALIA

 

Il  9 e 10 giugno si è riunito a Roma il Gruppo Internazionale di Contatto (GIC) sulla Somalia, foro di consultazione e coordinamento che raggruppa,  sotto l’egida delle Nazioni Unite , oltre quaranta Stati e Organizzazioni Internazionali impegnati a favore del processo di pace nel paese africano. Oltre ad esprimere particolare preoccupazione per la disperata situazione del paese e a sollecitare sostegno al Governo Somalo, il summit ha acceso i riflettori su una crisi politica, sociale e di sicurezza tanto grave quanto mediaticamente invisibile.  

Dopo la caduta del dittatore Siad Barre nel 1991, anni di anarchia e guerra civile combinati a siccità ricorrenti e inflazione galoppante hanno trasformato la Somalia in ciò che le Nazioni Unite definiscono  la peggiore crisi umanitaria al mondo.

Il recente governo transitorio di unità nazionale non è riconosciuto da  Al Shabab e altri gruppi islamici di opposizione che lo considerano frutto di interferenze internazionali. Al fine di  indebolire la presenza governativa nel paese a partire dal 7 maggio si è scatenata una nuova ondata di violenza che ha già causato oltre 200 morti e 120.000 sfollati. Di questi oltre  32.000 hanno trovato riparo lungo la strada tra Afgooye e Mogadiscio, forse il più grande “campo sfollati” al mondo dove  già si trovavano  altre 400.000 persone: un accampamento di tende di fortuna sovraffollato e privo di ogni servizio, occupato prevalentemente da donne, anziani e bambini ridotti a vivere in condizioni spaventose.

L’allarme per la carenza d’acqua cresce, soprattutto nelle zone rurali dove la gente ne ha a disposizione meno di 2 litri al giorno ed aumenta quindi il numero di casi colera e diarrea causati da standard igienico sanitari minimi.

All’interno dei confini nazionali si contano oggi oltre 1,3 milioni di sfollati  mentre i rifugiati all’estero sono circa mezzo milione e in questi giorni migliaia di persone sono ancora in fuga verso i vicini Kenya e Yemen. Dei 3,25 milioni di persone (43% della popolazione) che necessitano disperatamente d’assistenza,  650.000 sono bambini. Fra loro continua ad aumentare il numero di orfani, che in assenza di adulti di riferimento e di assistenza governativa, vivono per strada diventando le principali vittime di questo conflitto.

L’enorme ondata di profughi civili, particolarmente massiccia a Mogadiscio, sta aggravando la terribile crisi umanitaria ma, a causa del deterioramento delle condizioni di sicurezza degli ultimi mesi, la capacità di operare delle agenzie di aiuto si è fortemente ridotta. I combattimenti si sono estesi fino ad arrivare a regioni centrali tradizionalmente meno violente e la situazione è peggiorata a seguito del recente assassinio del Ministro per la Sicurezza Omar Hashi Aden.

 La Somalia ad oggi rimane per l’ONU il paese più pericoloso al mondo in cui operare. Solo nel corso del 2009 sei operatori umanitari sono rimasti uccisi, mentre sedici sono stati rapiti dalle diverse fazioni che si contendono il controllo del paese. Tuttavia, nonostante le difficoltà è essenziale continuare a fornire aiuti per evitare che la crisi si trasformi in una catastrofe umanitaria.

Sono sei le organizzazioni non governative associate di AGIRE oggi presenti in Somalia: