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Filippo – Save the Children - 18 gennaio
La notte si dorme coi sacco a pelo. Buttati per terra nell’ufficio. Si mangia poco e ci si lava ancora di meno. Si lavora per 20 ore filate. Ma questo è niente, naturalmente, di fronte alla tragedia che 2 milioni di persone stanno vievendo in questo momento qui ad Haiti. La parola più adatta che mi viene in mente per descrivere quello che vedo è apocalisse. Case letteralmente rase al suolo. Gente disperata che vaga in strada alla ricerca di qualcosa o di qualcuno. Incendi che divampano durante il giorno e la notte. Mani nude che scavano fra le macerie alla ricerca di un padre, una madre, un figlio. Mamme con bambini di pochi mesi che vivono in strada o in accampamenti di fortuna, senza cibo, acqua potabile, vestiti, cure mediche, in condizioni igieniche che definire precarie suona come un eufemismo. Eppure un filo di speranza c’è sempre. Ieri, in uno tra i tantissimi campi di sfollati spontanei che sono sorti in città, abbiamo assistito una donna incinta in evidenti difficoltà. L’abbiamo soccorsa e portata in quattro diversi ospedali. In ognuno di questi ci hanno detto che non potevano assisterla. Il quinto per fortuna l’ha accolta e la ragazza ha potuto dare alla luce un bel bimbo. Grazie al nostro intervento la mamma e il bambino si sono salvati da una morte certa e ora stanno bene. Ma come lei ci sono tantissime altre persone che hanno bisogno di aiuto.
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Save the Children – 16 gennaio
Angelo Sideron, 8 anni - Campo sfollati spontaneo, Port-au-Prince, interno della Chiesa di Jesus Christ of Latter Day Saints, Ruelle St. Cyr, Carrefour Ti-FourAngelo, 8 anni, ha perso la sua casa e tutto quanto aveva il 12 gennaio nel terremoto a Port-au Prince. Oggi, insieme ai suoi 7 fratelli e sorelle vive, con la mamma, in un insediamento temporaneo sorto nel terreno intorno ad una chiesa. Angelo e la sua famiglia hanno con sé solo i vestiti. Il poco cibo lo hanno ricevuto da amici.Angelo e le sue sorelle erano all’esterno della loro casa quando c’è stato il terremoto. “Ho cercato subito mia mamma ed ero terrorizzato”, racconta. “Ora non abbiamo neanche una tenda dove dormire. Non ho altro se non i miei vestiti”.Angelo, che vorrebbe fare il calciatore da grande, dice che gli manca la sua casa, la sua classe e la sua scuola. “Vorrei tornare a casa ma so che è impossibile adesso. Non sto più andando a scuola. Peccato, perché mi piace la scuola”.Alunno di terza elementare, la materia preferita di Angelo è la grammatica. Anziché stare in classe adesso passa il suo tempo a giocare con i suoi amici “anche se non ne ho molti qui”.Save the Children ha avviato la creazione di un’”area a misura di bambino” proprio lì dove è Angelo affinché Angelo e gli altri bambini abbiano un luogo protetto dove giocare.La mamma di Angelo, Maria Josette, dice che la casa era stata acquistata ma adesso debbono ricominciare tutto da capo.
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