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Micol Picasso – CESVI - 20 gennaio
Mi sono ritrovata sul ballatoio della mia stanza e dei buffi signori di mezza età in boxer e maglietta scendevano le scale urlando in inglese… I soliti giornalisti, ho pensato. Mi sono guardata: ero in pigiamino rosa con pizzi, la mise migliore per un terremotoSono rientrata in stanza: la scossa era conclusa: mi tremavano le mani. Mi sono chiesta se era il caso di lasciarsi un po’ andare. Mi sono lavata la faccia ed ero pronta.Quando ho visto il camion dell’acqua fare manovra, mi sono arresa a tutto ciò che ho imparato sui libri all’università e che non avrei mai potuto applicare in questa circostanza. Il traffico bloccato, parcheggio troppo vicino alla spazzatura (e dove non ce n’è?), rischio di essere investita e ho persino un piccolo battibecco con Flavio. Dall’esterno come esercizio, avrebbe meritato 0. Dall’interno e come realtà ha meritato 10. Il secondo giro è andato molto più tranquillo, abbiamo raggiunto un posto ancora più isolato dove non c’era ancora mai stata una distribuzione. La gente vociava nella coda, ma i vari leader contenevano le lamentele. Ho fatto un po’ di giri durante la distribuzione. Mi accompagnava Ruby, un omone alto e grosso. Scendo sempre più in basso; dalle due facciate ai lati della strada solo il grigio delle macerie. Ruby mi mostra le liste delle famiglie. In quel breve tratto di strada, 500 metri, ci sono 3 campi spontanei e circa 400 famiglie. Avete solo dell’acqua? Mi chiede. Solo Acqua adesso. Abbiamo bisogno di tende, sapone, secchi, vestiti. Ho pure il coraggio di dirgli: Lo so. Ma non mi è ancora arrivato nulla. Faccio del mio meglio. Giochiamo con i bambini nel frattempo. Alcuni sanno già il mio nome, che qui e quasi dappertutto si storpia in Nicole. Avevamo un camion di circa 11.000 litri. Incredibile come si è svuotato in fretta, nei secchielli, bidoni e catinelle della gente. Ma sono fiduciosa; la distribuzione è andata bene e non ci sono stati momenti di tensione. Abbiamo fatto anche altri giri e complessivamente abbiamo distribuito 25.000 litri d’acqua. Posso tornare in ufficio a lavorare
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Anastase Jaribu – CESVI- 15 gennaio
Mi chiamo anastase jaribu e dal 2008 sono coordinatore delle attivita’ di sviluppo agricolo del cesvi ad haiti. Oggi sono impegnato in prima persona nel portare soccorso alla popolazione colpita dal terremoto. Ad haiti hanno bisogno di tutto. La citta’ e’ stata completamente spazzata via. Non e’ rimasto un solo edificio intatto. Tutte le case sono crollate. La gente ha perso la casa e tutto cio’ che possedeva. Le persone vagano per la citta’ chiedendosi che male abbiano fatto per meritarsi una tale tragedia. Ansia e paura del domani emergono nei loro occhi in lacrime. Hanno pianto e continuano a piangere. La gente dorme all’aperto e fra le corsie delle strade. Donne e bambini sono nella stessa situazione: senza riparo, acqua, cibo e vestiti. Non ci sono servizi igienici, la gente e’ costretta a fare bisogni per strada, dove capita anche negli stessi spazi dove dormono. Dunque il rischio d’infezioni e’ altissimo. In questo momento e’ come se il governo non esistesse: tutti gli edifici governativi sono distrutti e le figure chiave istituzionali sono morte o disperse, la gente si sente abbandonata al proprio destino. I corpi estratti dalle macerie giacevano ancora nelle strade ieri pomeriggio. I volontari li stavano lentamente raccogliendo ma la maggior parte e’ tuttora abbandonata. La necessita’ di un intervento immediato e’ estremamente urgente se vogliamo salvare vite umane.
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