HAITI


Il 12 gennaio 2010 uno dei peggiori disastri naturali degli ultimi decenni ha colpito Haiti. Il terremoto di magnitudo 7.3 della scala Richter, con epicentro a 17 km dalla capitale Port-au-Prince, ha bruscamente interrotto la vita di oltre 220 mila persone.

Alle vittime della catastrofe se ne sono aggiunte circa 7000 causate da un'epidemia di colera e quasi un milione e mezzo di sfollati. Anche le istituzioni locali e l'intera struttura produttiva del paese sono state seriamente colpite, circostanza che ha reso ancora più difficoltosa la ripresa.

Il 13 gennaio 2010 AGIRE ha lanciato un appello cui hanno aderito 9* delle sue organizzazioni. Grazie alla generosità dei cittadini italiani, AGIRE ha raccolto 14,7 milioni di euro, a cui si devono aggiungere gli oltre 6,5 milioni di euro che le ONG impegnate ad Haiti hanno ricevuto direttamente dai loro sostenitori.

A tre anni dal terremoto sono oltre 250.000 le persone che hanno direttamente ricevuto aiuto dalle ONG associate di AGIRE che hanno portato a termine negli ultimi mesi le attività di ricostruzione  di 13 scuole, 2 orfanotrofi, 3 centri di salute, 1 mensa, 1 spazio per lo sviluppo delle arti.

Ma le attività realizzate in due anni vanno ben oltre. Nella fase iniziale di “prima emergenza”, sono state distribuite tende, cibo, acqua potabile e kit di beni di prima necessità ad oltre 78.400 persone in 40 campi.  Operazioni fondamentali che, nelle prime settimane dopo l’emergenza, possono fare la differenza fra la vita e la morte per molte persone.

Le ONG di AGIRE hanno lavorato alla creazione di spazi ludico-ricreativi, montato ed equipaggiato 32 scuole temporanee e hanno fornito sostegno psicologico per il superamento del trauma alle vittime del sisma, soprattutto ai bambini.  Hanno inoltre realizzato oltre 2.347 bagni, docce e latrine e 116 pozzi e pompe a mano, svolgendo parallelamente una fondamentale attività di formazione per diffondere buone pratiche igieniche, fattore determinante per tutelare la salute, soprattutto durante l’epidemia di colera.

Sono state inoltre promosse attività generatrici di reddito attraverso il cosiddetto Cash for Work (lavoro in cambio di denaro), che ha coinvolto 17.000 persone nella rimozione delle macerie, la pulizia dei canali di scolo, la riabilitazione e ricostruzione delle infrastrutture, favorendo la riduzione della dipendenza economica dagli aiuti. Alcune organizzazioni del network hanno anche realizzato programmi di accompagnamento all’uscita dai campi profughi, sostenendo le famiglie nel pagamento dell’affitto e nell’avvio di attività di piccolo commercio, necessarie per ricostruire una vita dignitosa.
 

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Haiti 2 anni dopo. Storie di Vita


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