Emergenza Myanmar Birmania

Il 2 maggio 2008, alle 16.00 ora locale, il Ciclone Nargis si è abbattuto sulle coste del Myanmar (ex Birmania). Tra morti e dispersi sono 138.000 le vittime. Oltre due milioni e mezzo di persone sono state direttamente colpite da questo grave disastro naturale.

In quasi tutto il paese i raccolti di riso, principale mezzo di sussistenza per la popolazione agricola della Birmania, sono andati perduti e l’acqua salata ha ricoperto buona parte dei terreni coltivabili. I costi delle principali derrate alimentari sono notevolmente aumentati, così come quelli dei trasporti. Le reti fognarie già fragili in un paese carente da sempre di infrastrutture, sono saltate, aumentando il già diffuso rischio di epidemie. Il governo ha stimato i danni complessivi in 11 miliardi di dollari.

Un ciclone con simili conseguenze non si verificava in Asia dal 1991, quando circa 150 mila persone sono morte in Bangladesh. Malgrado le restrizioni imposte dalla giunta militare birmana, che hanno drasticamente rallentato le operazioni di assistenza umanitaria, le organizzazioni di AGIRE già presenti in Birmania (ActionAid, Save the Children, Terre des Hommes) si sono impegnate negli interventi di soccorso fin dalle ore precedenti il passaggio del ciclone Nargis e hanno potuto successivamente continuare ad operare.
Il 7 maggio AGIRE ha lanciato un appello per raccogliere fondi a favore delle popolazioni colpite e per permettere una risposta congiunta delle sue organizzazioni.

Anche grazie alla generosità dei cittadini italiani, ActionAid, Save the Children e Terre des Hommes sono riuscite a raggiungere con i loro aiuti un totale di circa 700 mila persone dislocate nelle aree più colpite del ciclone, fra cui la capitale Yangon, il Delta dell’Irrawaddy e decine di villaggi nelle aree di Laputta, Bogle e Pyapon.
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