Valutazione esterna dei progetti realizzati in Bangladesh
A poco più di un anno dal passaggio del ciclone Sidr in Bangladesh, AGIRE ha affidato ad un esperto indipendente, selezionato dal Comitato Etico, la valutazione finale dei progetti finanziati con i fondi raccolti dall’appello lanciato nel novembre 2007 a favore delle popolazioni colpite. A gennaio 2009 l’esperto ha visitato i progetti delle 5 organizzazioni di AGIRE presenti in Bangladesh, preso visione delle attività e delle opere realizzate, incontrato ed intervistato le comunità coinvolte.
Obiettivo della valutazione è verificare l’efficacia della risposta al Ciclone e analizzare l’impatto dei programmi di emergenza sul territorio e le popolazioni colpite.Il rapporto di valutazione si sviluppa su quattro assi:
- livello di preparazione delle ONG;
- attinenza ed efficacia dei programmi
- gestione e responsabilità
- integrazione delle buone prassi e coordinamento con i partner e gli associati.
Dal report emerge che il livello di risposta delle organizzazioni di AGIRE è stato nella maggior parte dei casi adeguato, grazie allo loro consolidata presenza nel paese (alcune lavorano in Bangladesh da più di trent’anni), all’esperienza nell’implementazione dei progetti attraverso ONG locali e, per quanto riguarda il VIS, a un solido legame con l’organizzazione non governativa internazionale Hope 87.
Le ONG associate di AGIRE sono state in grado di rispondere in tempi estremamente rapidi. Alcune di loro si sono attivate addirittura prima dell’arrivo del ciclone e – appoggiandosi alle proprie reti di comitati e volontari oltre che al personale specializzato – hanno svolto un ruolo determinante nella fase di evacuazione della popolazione dalle zone più a rischio (ActionAid e Save the Children in particolare ma anche Terre des Hommes e VIS/Hope 87) . Tuttavia la maggior parte dei fondi raccolti tramite l’appello di AGIRE sono stati usati principalmente nella seconda fase dell’emergenza, iniziata due mesi dopo il passaggio del ciclone e gli interventi specifici sviluppati si sono inseriti in una più ampia strategia di risposta all’emergenza ed in un “programma paese” di cui ciascuna ONG era dotata.
Per meglio comprendere i progetti di AGIRE, dunque, bisogna tener conto di un più ampio contesto e del legame con altre componenti di risposta all’emergenza.
Tutte le attività realizzate - distribuzione di generi di prima necessità, predisposizione di ricoveri, costruzione e/o riabilitazione di unità abitative, rigenerazione dei mezzi di sostentamento, programmi di prevenzione e riduzione del rischio e tutela ambientale – erano necessarie ed adeguate ai bisogni, ma particolarmente importante è stata la riorganizzazione (in taluni casi ricreazione) di attività produttive. Il ciclone Sidr ha infatti distrutto raccolti e inondato terre agricole, ucciso o disperso animali, beni e strumenti di lavoro. I progetti di cash-for-work e l’acquisizione di fonti di sostentamento personali che generano risorse (es. mucche da latte, sementi, barche, reti) si sono dimostrati il miglior modo per rimettere in moto una piccola economia locale. Quasi tutti i beneficiari intervistati sembrano essere soddisfatti e attivi e non hanno chiesto ulteriore supporto.
La gestione delle attività, complessivamente, sembra essere stata soddisfacente. I progetti proposti sono stati di buona qualità, i rapporti adeguati e lo staff professionale e competente per la maggior parte delle agenzia di AGIRE. Il rapporto esamina da vicino diversi aspetti nella valutazione relativa alla gestione e responsabilità dei progetti: partnership con ong locali, tempistica dei report, cambiamenti nelle attività, visibilità e responsabilità, partecipazione dei beneficiari. Un fattore estremamente positivo di cui tener conto anche in futuro è la collaborazione tra i membri di AGIRE e i partner/ong locali. Qualsiasi cambiamento nei progetti è avvenuto sempre consultandosi con loro e dopo aver fatto dettagliate valutazioni congiunte. Inoltre tutti i membri di AGIRE hanno tenuto informata la popolazione sulle attività svolte e il livello di coinvolgimento è stato molto alto soprattutto nelle manodopera per le attività di primo soccorso e per la costruzione di case e ricoveri. Elevata è stata anche la partecipazione femminile.
Molte lezioni sono state apprese dalle precedenti esperienze. Per la prima volta il Cluster Approach delle Nazioni Unite è stato usato con profitto in Bangladesh: tutti i membri di AGIRE hanno partecipato a diversi incontri a livello nazionale e distrettuale per coordinare nel miglior modo possibile gli interventi di emergenza su scala nazionale. Quattro delle ONG che hanno partecipato all’appello stanno oggi gestendo programmi di riduzione del rischio, con l’obiettivo di portare avanti queste attività anche in futuro, se ci saranno sufficienti fondi. Un altro orientamento seguito è che le attività di risposta alle emergenze devono essere sostenute da un graduale cambiamento che le trasformi in programmi di sviluppo a lungo termine.
Tutte le ONG, fatta eccezione per il VIS (ma non per il suo partner HOPE 87) e il WWF stanno programmando di continuare a lavorare nell’area colpita anche in futuro.
Un punto critico è stato la mancanza di coordinamento tra i membri di AGIRE. Non c’è mai stato alcun seminario, workshop o riunione che vedesse la partecipazione congiunta di tutte le 5 organizzazioni operanti sotto il cappello di AGIRE. Le stesse ONG hanno riconosciuto che un maggior coordinamento è necessario e hanno giudicato molto positivamente il debriefing organizzato a Dhaka il 12 gennaio 2009, in occasione del meeting finale di valutazione esterna.
Raccomandazione per il futuro: il Bangladesh è un paese vulnerabile e fragile. I cambiamenti climatici causeranno problemi sempre peggiori e un gran numero di persone si troverà ad affrontare situazioni anche più difficili di quelle causate dal ciclone Sidr. I membri di AGIRE dovranno riflettere ulteriormente sulla necessità di gestire attività permanenti, sia in termini di strutture (ricoveri, strade, argini) che in termini di programmi di sviluppo a lungo termine.
